Oggi parliamo sempre di più di esercizio fisico in oncologia perché abbiamo evidenze sempre più solide che ci dicono che un'attività fisica personalizzata e adattata è una componente fondamentale della presa in carico della persona durante tutto il percorso di malattia, quindi non ragioniamo più solo per quanto riguarda l'aspetto prevenzione, ma anche dalla diagnosi in poi. Per esempio nell'ambito della pre-riabilitazione, dove l'esercizio fisico aiuta a ottimizzare le condizioni della persona prima dell'intervento chirurgico, oppure nel post-operatorio come riabilitazione per migliorare le condizioni dopo un intervento chirurgico, ma anche durante tutto il percorso di cura. Quindi oggi possiamo assolutamente dire che l'attività fisica deve accompagnare il percorso delle cure oncologiche.
Quando ragioniamo sui benefici dell'attività fisica in ambito oncologico davvero sono benefici a 360 gradi. Abbiamo meno stanchezza, più forza, una miglior qualità di vita, una miglior qualità del sonno. Insomma, possiamo dire che l'esercizio fisico davvero aiuta ad affrontare quello che è il decondizionamento legato alla malattia, ma anche migliorare la tollerabilità delle cure. In questo senso BeActiveLab mette molto bene a fuoco proprio questi aspetti, quindi qualità di vita, benessere globale, supporto durante le terapie e un approccio ovviamente sicuro e graduale.
In termini di attività fisica e riduzione del rischio di recidiva avevamo già da tempo dei dati retrospettivi che ci suggerivano una correlazione tra i livelli di attività fisica e riduzione del rischio di recidiva per le principali patologie oncologiche. Ma nel 2025 abbiamo avuto uno studio che è stato davvero lo studio della svolta, lo studio Challenge, che ha per la prima volta testato l'esercizio fisico strutturato come fosse un farmaco nel contesto adiuvante di pazienti operati per tumore del colon, quindi dopo l'intervento chirurgico e la chemioterapia. Questo ha dimostrato in modo metodologicamente molto solido sia una riduzione del rischio di recidiva che una riduzione del rischio di mortalità. Questo ha portato finalmente all'inserimento dell'attività fisica nelle linee guida internazionali per il tumore del colon, quindi accanto ai trattamenti farmacologici tradizionali. Ovviamente abbiamo bisogno di estendere queste evidenze anche ad altri tumori, ma il razionale biologico e la direzione sono assolutamente convincenti.
In merito all'attività fisica durante i trattamenti oggi è assolutamente raccomandata e abbiamo anche raccomandazioni specifiche dedicate proprio alla popolazione oncologica che ci dicono quanta e quale attività fisica dovrebbero svolgere i pazienti. Ovviamente qui due concetti fondamentali: gradualità e personalizzazione. Il tipo di attività, l'intensità e i tempi devono ovviamente essere modulati sulla base di quella che è la condizione della persona che abbiamo di fronte, sulla base dei suoi sintomi e sulla base del trattamento in corso, si chiama proprio periodizzazione. La programmazione deve essere graduale per permettere di raggiungere quelli che sono i livelli raccomandati in modo realistico e sicuro. In questo senso è cruciale il coinvolgimento degli specialisti dell'esercizio fisico, quindi chinesiologi e fisioterapisti con un expertise dedicato in exercise oncology.
Quando ragioniamo su esercizio fisico e trattamenti innovativi, questo è un ambito assolutamente interessante. L'esercizio fisico è dimostrato avere effetti sistemici sul metabolismo, sull'equilibrio ormonale, sull'infiammazione, sulla composizione corporea, quindi sia massa muscolare che tessuto adiposo, ma anche sulla funzionalità cardiovascolare e sistema immunitario. Quindi questo rende plausibile una sinergia con i trattamenti innovativi come l'immunoterapia. Quindi oggi possiamo affermare che un paziente più allenato e meno decondizionato tollererà meglio le cure e arriva al trattamento con una riserva funzionale migliore quindi nelle condizioni ottimali perché il trattamento possa esprimere al meglio la sua funzione. In merito invece all'impatto diretto sull'efficacia antitumorale, in questo senso stiamo ancora raccogliendo dei dati, sono molto promettenti, ma dobbiamo continuare ad essere rigorosi e specifici per i diversi setting clinici. Quindi qua ci manca ancora qualche passetto ma gli studi sono in corso.
Quando i pazienti ci dicono che sono troppo stanchi per muoversi, questo è assolutamente comprensibile. Ma proprio la fatigue, cioè quella sensazione di stanchezza importante sproporzionata rispetto allo sforzo, è uno dei motivi per cui vale la pena provare a muoversi almeno in modo graduale. Infatti l'esercizio è uno degli interventi più efficaci che abbiamo a disposizione contro la fatica oncologica. Il messaggio importante qua è anche che quantità inferiore rispetto alle raccomandazioni standard, sono sufficienti. È importante partire con qualcosa di gestibile, una camminata leggera, esercizi di rinforzo, stretching, per poi aumentare in modo progressivo. Spesso qui il primo obiettivo non è tanto allenarsi, ma interrompere il circolo vizioso fatto di immobilità, perdita di forza e maggiore stanchezza.
Il valore di una piattaforma come BeActive Lab è duplice. Da una parte la piattaforma consente di fare educazione sanitaria, cioè aiuta il paziente a capire che il movimento è qualcosa da integrare nel percorso di cura e spiega anche perché è così importante. Dall'altra la piattaforma offre degli strumenti pratici, quindi esercizi guidati, risposte alle domande più frequenti e ovviamente materiali scientifici. Quindi accompagna proprio le persone a iniziare o reiniziare a muoversi in modo sicuro e consapevole.
Se dovessi lasciare un messaggio a coloro che ci stanno guardando è che davvero ogni persona è protagonista del proprio percorso di cura. Oggi sappiamo che può fare qualcosa di molto concreto per gestire la propria terapia, il proprio percorso oncologico in modo assolutamente attivo. In questo contesto non dobbiamo più pensare all'attività fisica come solo a una prestazione sportiva, ma come davvero uno strumento efficace di cura e supporto, adattabile, graduale e personalizzato.
Quando un paziente riscopre la fiducia nel proprio corpo succede qualcosa in realtà di molto più importante, cioè cambia anche il modo in cui la persona vive anche il percorso di malattia. Perché spesso quello che accade a fronte di una diagnosi oncologica è che la persona tende a percepire il proprio corpo come più fragile, limitato, non più in grado di fare quello che faceva prima. Il movimento invece, soprattutto se adeguatamente proposto in modo sicuro e graduale, e seguito da professionisti specializzati, aiuta invece a ricostruire un rapporto positivo con il proprio corpo. Anche piccoli progressi: fare una camminata, salire le scale con meno fatica, recuperare forza, ma anche gestire in modo adeguato la propria familiarità e socialità, diventano segnali concreti che questo è qualcosa davvero possibile. Questo ovviamente restituisce fiducia, autonomia e senso di controllo.
Per una persona sentirsi accompagnata e guidata in un percorso di attività fisica durante la malattia conta moltissimo, perché per molti pazienti il problema non è soltanto muoversi, ma sapere come farlo in sicurezza e con un programma che sia davvero efficace. Durante il percorso di malattia e di cura potrebbero esserci problemi legati alla stanchezza, al dolore, alla paura di sbagliare, ma anche dubbi legati alla possibilità di muoversi in corso di terapia o magari con degli effetti collaterali. Quindi sentirsi accompagnati da professionisti competenti che siano in grado di personalizzare il movimento in base alle esigenze, alle condizioni e alle preferenze della persona, permette di portare avanti con gradualità, rispettando la situazione clinica del paziente, naturalmente adattando l'attività giorno per giorno. Questo è importante anche perché l'efficacia di un programma di esercizio dipende proprio dalla sua capacità di essere costruito su misura. Non basta proporre un'attività generica, serve un percorso che abbia degli obiettivi realistici, sia progressivo, monitorato e modificabile nel tempo. E qui avere delle persone che ci guidano permette di trasformare qualcosa che potrebbe essere incerto, sicuramente faticoso, in qualcosa di assolutamente efficace in ambito di terapia di supporto.
Capiamo davvero quanto il movimento possa incidere sulla qualità della vita della persona quando il paziente viene e ci racconta che è finalmente in grado di fare nuovamente qualcosa che pensava di aver perso, di non essere più in grado di fare. Dalle cose più semplici, camminare un po' di più, essere meno affaticato, dormire meglio, ma anche tornare a svolgere quelle attività quotidiane familiari che prima riusciva a svolgere con facilità durante la malattia perso, ma oggi può rifare in autonomia. Questo è estremamente significativo perché in questo modo il paziente percepisce che il movimento non è solo esercizio, ma può tradursi in un impatto reale sulla qualità di vita. Più energia, più fiducia, più partecipazione alla propria quotidianità.
Se dovessi descrivere in una frase che cosa rappresenta il movimento per un paziente oncologico, direi che il movimento oggi è cura. Non è prestazione, non è una sfida sportiva, ma è uno strumento graduale, adattabile e personalizzato che aiuta la persona a stare meglio, recuperare la fiducia nel futuro e in se stesso e affrontare il percorso oncologico in modo davvero più attivo e come protagonista della propria storia.