Il mio percorso parte un po' da lontano, io mi sono ammalato di leucemia linfoblastica acuta nel 2005 e poi ho avuto una recidiva nel 2012. Ho fatto il trapianto di midollo osseo nel 2013 e successivamente poi ho fatto protesi d'anca nel 2021.
Il mio rapporto col movimento prima che mi ammalassi le due volte, è stato praticamente pregnante, totalizzante, io svolgevo sempre attività fisica tutti i giorni, non c'era sabato, domenica, giorno di riposo. In più svolgevo molti sport. Facevo calcio, ho fatto una vita intera giocando a, a calcio. Poi ho fatto cinque, sei anni di tennis. Ho provato a fare nuoto perché ovviamente i genitori quando si è piccoli ti buttano in piscina come se fosse il tuo sport preferito. Poi fortunatamente abbiamo cambiato direzione e diciamo tarato un po' le idee anche su quello che volevo fare io. Poi ho provato, prima di ammalarmi la seconda volta, anche pallavolo, basket e soprattutto pallanuoto, perché avevo già problematiche di deambulazione.
Il mio rapporto con il corpo durante le cure è cambiato anche se non l'ho percepito perché, ovviamente io ero abituato a fare tantissima attività fisica e avere un fisico diciamo atletico. Ovviamente quando poi ti diagnosticano una malattia come quello che ho avuto io, quindi la leucemia linfoblastica acuta, tu da quel momento in poi le tue priorità cambiano completamente e ovviamente lo sport in quel momento si azzera completamente. Quindi da una vita passata in modo attivo diventa una vita passata sostanzialmente in modo inattivo e sedentaria.
È stato difficile riprendere l'attività fisica e motoria o comunque il movimento assolutamente sì, perché io ho dovuto troncare completamente qualsiasi tipo di attività fisica. Poi da ex calciatore o comunque da amante dello sport di squadra individuale, per me è stato un colpo al cuore, non poter riprendere la vita che facevo prima di ammalarmi. Adesso faccio attività di palestra, nuoto e sostanzialmente camminata. Poi sì, ci sono sport, diciamo che faccio, ma sono più ricreativi, tipo il ping-pong o i palleggi di beach volley in spiaggia. Però sono limitati a questo.
Le sensazioni che ho provato quando ho ricominciato a fare attività fisica o movimento è stato, innanzitutto importante, mi sono sentito bene, soprattutto quando ho fatto le protesi d'anca, ovviamente dopo il periodo di recupero, perché sono passato da riuscire a fare poco o nulla, anche a livello di cammino, tipo facevo 50 metri e già non riuscivo più a camminare per varie vicissitudini e problematiche di salute, a riuscire poi a fare chilometri interi. Quindi già solo questo che può essere una cosa banale, invece è stata una grandissima cosa per me.
Un piccolo traguardo non c'è vero e proprio. Forse per la mia esperienza ce ne sono tanti, come ad esempio il semplice fatto di essere guarito due volte, uno nel 2005, poi nel 2013 quando ho fatto il trapianto di midollo osseo. Un altro traguardo è stato appunto quando ho fatto le protesi di anca perché mi hanno permesso ovviamente di cambiare la mia vita da così a così e riprendere un po' anche le mie routine, anche quelle più semplici, uscire con gli amici senza avere il problema di pensare oddio sono indipendente da qualcuno o devo dipendere per forza da qualcuno perché non riesco a fare determinate cose, come ad esempio il camminare eccetera. Adesso posso fare quello che voglio o quasi. Quindi è stato veramente importante per me questi piccoli traguardi che possono sembrare banali però direi che possono essere considerati tanta roba.
Il movimento mi ha restituito nella vita quotidiana prevalentemente indipendenza e autonomia, proprio perché prima non ero sufficientemente autonomo e quindi dovevo dipendere da qualcuno, che fossero amici, genitori, fratello. Quindi l'indipendenza e l'autonomia secondo me sono i primi due nella top tre sono come fattori importanti.
Il movimento è stato utile per ritrovare, diciamo fiducia in me stesso e soprattutto secondo me a ridarmi in qualche modo una vita nuova che a causa della malattia e delle conseguenze legate ad essa mi avevano privato. Banalmente lo stesso movimento, ad esempio, l'uscita con gli amici in tranquillità, che anche questa può essere una cosa abbastanza banale o scontata, data per scontata, ma che vista da un punto di vista diverso come quella di un ragazzo che ha vissuto tanti anni in un ospedale, tanti anni isolato, quindi senza aver modo di avere dei contatti diretti con amici, parenti o qualsiasi tipo di persona per vari motivi differenti. Già questo è un motivo per essere fiduciosi non solo in se stessi, ma anche per il presente e quello che potrebbe essere il futuro.
Prendersi cura di se stessi e movimento oggi per me sono due sinonimi che possono essere interconnessi benissimo perché il movimento in qualche modo è una forma per prendersi cura di se stessi, soprattutto quando ci sono situazioni con persone fragili. Ad esempio, per me è stato fondamentale il movimento perché potesse darmi autonomia, indipendenza, ma anche restituirmi una vita sociale che prima era stata parzialmente privata o comunque era stoppata.
Il mio consiglio da dare alle persone che in un momento delicato come quello che stanno attraversando magari non hanno le forze e la voglia di svolgere esercizio fisico, è quello di provare comunque a farlo. Perché io nella mia esperienza ho diciamo vissuto due vite. La prima, quando mi hanno diagnosticato la leucemia nel 2005 e nel 2012, ho vissuto una vita in ospedale senza attività sportiva. Cioè non c'era niente che si potesse fare se non una cyclette banalissima o un pedalò banalissimo. La seconda vita, invece, grazie anche al progetto di ricerca Sport Therapy, è stato invece: cavolo, si può fare non solo la cyclette o il pedalò, ma si può fare veramente di tutto in modo adattato, in modo sicuro, personalizzato, individualizzato. Quindi il mio consiglio è non stare mai fermi perché può sembrare scontato, ma è fondamentale che ci si muova proprio per avere un recupero diciamo immediato, per star bene con se stessi e poi soprattutto perché aiuta poi nel lungo periodo.
L'effetto che mi ha dato far parte o comunque essere un protagonista attivo di un progetto di ricerca come quello di Sport Therapy è stato appunto quello di, in base all'esperienza che ho fatto, poter ehm dare quel qualcosa in più anche alle persone che ci sono lì, non solo all'interno del team, ma soprattutto ai ragazzi che sono ricoverati. Dargli anche in qualche modo una sorta di icona, di figura di riferimento come fonte di ispirazione o comunque come figura proprio da poter seguire, poter pensare magari: guarda che quel ragazzo ce l'ha fatta; quindi, magari mi impegno affinché io possa non tanto essere come me, ma possa avere quelle soddisfazioni che magari in quel momento non si possono vedere o pensare.